Sostenibilità

La bozza della Direttiva Europea “Case Green”: cosa prevede e quale sarà il suo impatto per il nostro Paese

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AUTORE: Alessia Antonia D'Alessio
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La Direttiva Europea “Case Green” verrà discussa dalla Commissione Itre (Industria, Ricerca ed Energia) dell’Europarlamento il 09.02.2023 e contiene le nuove regole sull’efficientamento energetico degli immobili.

Trattandosi di un atto normativo europeo si applicherà a tutti gli Stati membri UE, Italia compresa. Occorre quindi capire di che cosa si tratta e quali sono gli obblighi che introduce, per comprendere quale sarà il suo effettivo impatto sul nostro Paese.

La Direttiva ha l’obiettivo di rendere l’Europa più verde e fa il paio su tale punto con la congiunta direttiva europea sull’energia rinnovabile e con quella sull’efficientamento energetico, tutte parte del pacchetto “Fit for 55”.

“Fit for 55” è una politica ambientale europea che punta al raggiungimento di alcuni obiettivi strategici, quali la riduzione della Co2 del 55% entro il 2030 rispetto ai dati del 1990; a differenza che in passato, il raggiungimento di tale soglia è diventato non solo una prospettiva ma un vero e proprio obbligo legislativo.

Tra le misure messe in campo dal legislatore europeo per il raggiungimento di tale ambizioso progetto a partire dal 2030, vi è anche l’obbligo di abbattimento per i nuovi edifici privati delle emissioni nocive di cui sono responsabili fino al raggiungimento del 40%: nello specifico gli immobili dovranno consumare poca energia, essere alimentati per quanto possibile da fonti rinnovabili e non dovranno emettere emissioni di carbonio da combustibili fossili.

A marzo 2023 è previsto il voto finale sul testo parlamentare della direttiva che dovrà successivamente passare il vaglio del Consiglio Europeo. Approvato il testo definitivo, si passerà alle trattative con i singoli Stati membri.

Analizziamo in breve il testo della Direttiva “Case Green”.

1) Entro il 01.01.2030 tutti gli immobili residenziali dovranno rientrare nella classe energetica E; il 01.2033 invece è il termine fissato per il raggiungimento della classe energetica D.

Per raggiungere tale classamento energetico sarà necessario il taglio dei consumi di circa il 25% per ogni immobile, il quale sarà possibile con la realizzazione di alcune misure quali la realizzazione del cappotto termico, la sostituzione degli infissi, l’installazione di nuove caldaie a condensazione e dei pannelli solari. L’obiettivo è di raggiungere le emissioni 0 nel 2050 (c.d. neutralità climatica).

2) La decisione sulle sanzioni da adottare in caso di inadempimento agli obblighi indicati sulla direttiva spetta ai singoli Stati membri; per il momento è stata eliminata la limitazione alla vendita o all’affitto per le case non a norma previsto invece nella precedente bozza del testo normativo.

3) Restano escluse dall’applicabilità della direttiva alcune tipologie di fabbricati, e nello specifico: i fabbricati indipendenti con superficie inferiore ai 50 mq, le seconde case (case vacanza), gli edifici dei centri storici e vincolati dai Beni Culturali, le chiese e gli altri edifici di culto.

A prescindere dal fatto che la normativa in parola è ancora in itinere e pertanto per leggerne il testo definitivo sarà necessario attendere almeno marzo 2023, è evidente che a fronte di una sostanziale condivisione degli obiettivi strategici del Green News Deal europeo, finalizzati, nello specifico, a disporre gli interventi obbligatori sugli immobili atti a far scomparire quelli con ridotte prestazioni energetiche in tempi molto celeri, le misure formali intraprese non paiono del tutto condivisibili, in quanto il legislatore europeo non sembra tenere conto delle specificità di ognuno dei Paesi membri che sarà chiamato ad attuare la direttiva.

Molti commentatori forniscono una lettura trasversale delle nuove norme enfatizzando come, nel nostro Paese, l’impatto economico delle misure europee rischia di essere particolarmente importante, tenuto conto anche delle contingenze socio economiche al momento sussistenti.

È chiaro che in un Paese come l’Italia ove l’investimento economico primario del risparmio verte ancora in prevalenza sul comparto immobiliare, l’impatto della direttiva sarà decisamente maggiore rispetto agli Stati ove la stragrande maggioranza del patrimonio immobiliare è in mano a società invece che a singole persone fisiche.

Oltre a ciò, occorre dare evidenza del fatto che il patrimonio edilizio italiano è molto risalente nel tempo ed è caratterizzato da un contesto territoriale unico, essendo spesso concentrato in borghi e centri storici che trovano poca coerenza con le misure dirette all’efficientamento energetico nei termini indicati dalla direttiva.

Alla luce di una stima dell’Ance sarebbero 9 milioni gli immobili italiani particolarmente inquinanti; secondo le valutazioni Ance ed Enea, inoltre circa il 75% degli edifici del nostro Paese rientra tra le classi energetiche più inquinanti (E, F e G) e sarebbero proprio queste abitazioni ad essere oggetto di interesse della direttiva.

La classe energetica degli edifici è un dato che consente di comprendere quali sono i consumi energetici delle varie abitazioni. Si distinguono varie classi che vanno dalla A4 per gli edifici energeticamente più performanti e all’avanguardia, alla classe G relativa agli edifici meno efficienti. Oltre alla classe energetica, molto rilevante è l’indice di prestazione energetica corrispondente all’energia totale consumata dall’edificio climatizzato per metro quadro di superficie ogni anno.

La maggior parte degli edifici nel nostro Paese è stata costruita tra gli anni ’70 e ’90 e rientra nelle classi energetiche tra la E e la G: è evidente quindi che non rientrando tra gli edifici più energeticamente efficienti con l’entrata in vigore della direttiva i proprietari di tali immobili, se di residenza, saranno obbligati a metterli “a norma” con un notevole aggravio di spesa che saranno chiamati a sostenere in maniera autonoma non essendo stata – ancora – prevista alcuna agevolazione che consenta di ammortizzare la spesa.

L’iter parlamentare è ancora lungo e nell’attesa si auspica una reale armonizzazione europea della normativa che tenga conto di tutte le specificità nazionali, o quantomeno preveda reali misure di sostegno economico ai proprietari degli immobili da efficientare.

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