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Lavoro e previdenza​
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Patto di non concorrenza per lavoratore autonomo e soci
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Deve essere chiaro, limitato e proporzionato, pena la nullità. È utile sia per proteggere know-how e clienti, sia per prevenire azioni concorrenziali sleali da parte di chi ha conosciuto l’azienda dall’interno. In sostanza, chi firma un patto di non concorrenza si impegna a non svolgere attività concorrenti per un certo periodo e in un certo ambito geografico, in cambio di un corrispettivo economico. Vediamo nel dettaglio come funziona questo accordo nei diversi contesti professionali: lavoratore dipendente, freelance/lavoratore autonomo, amministratore e socio.   Indice dell'articolo Patto di non concorrenza per il lavoratore dipendente Patto di non concorrenza per freelance e autonomi Patto di non concorrenza per amministratori Patto di non concorrenza tra soci FAQ tecniche Il patto di non concorrenza per il lavoratore dipendente L’art. 2125 del Codice Civile disciplina il patto di non concorrenza per i lavoratori subordinati. Si tratta di un accordo scritto, con cui il dipendente si impegna a non esercitare attività in concorrenza con l’azienda, dopo la cessazione del rapporto di lavoro. Requisiti essenziali per la validità Per essere valido, il patto di non concorrenza deve: Essere stipulato in forma scritta e firmato dal lavoratore. Essere limitato nel tempo (massimo 3 anni, 5 per i dirigenti), nello spazio (ambito territoriale), e nell’oggetto (settore di attività). Prevedere un corrispettivo economico adeguato: in genere, non inferiore al 30% della retribuzione annua. Cosa accade se viene violato? Se il lavoratore viola il patto: Il datore può chiedere la restituzione del compenso e il risarcimento del danno. È possibile ottenere un provvedimento d’urgenza per bloccare l’attività concorrenziale. In casi gravi, può configurarsi una responsabilità penale, ad esempio per violazione del segreto aziendale.   Il patto di non concorrenza per freelance e lavoratori autonomi Nel caso di lavoratori autonomi (freelance, consulenti, collaboratori), il riferimento normativo è l’art. 2596 c.c. Qui l’obiettivo è tutelare la libera iniziativa economica, limitando le restrizioni solo se giustificate. Caratteristiche del patto per i freelance Forma scritta obbligatoria Limiti specifici: deve essere circoscritto a una zona geografica definita, una determinata attività e durare massimo 5 anni Non è obbligatorio prevedere un’indennità, a differenza di quanto accade per i lavoratori subordinati. Anche in questo caso, se il professionista inizia a competere nello stesso mercato e con la stessa clientela, può scattare la violazione del patto.   Il patto di non concorrenza per amministratori di società Per gli amministratori di società, il patto può essere: Durante il mandato: è vietata l’attività concorrente ex art. 2390 c.c. (nelle S.p.A.), salvo autorizzazione dell’assemblea. Dopo il mandato: si può sottoscrivere un patto ex art. 2596 c.c., come per i lavoratori autonomi. Attenzione nelle S.r.l. Nelle S.r.l., il divieto durante l’incarico non è previsto per legge, ma può essere introdotto nello statuto o nei patti parasociali. Dopo la cessazione del mandato, invece, l’ex amministratore può sottoscrivere un patto nei limiti già visti: zona, attività, durata (max 5 anni), ma senza obbligo di compenso. patto di non concorrenza lavoratore autonomo    Il patto di non concorrenza tra soci I soci di S.r.l., a differenza dei soci di società di persone (snc, sas), non sono obbligati per legge ad astenersi da attività concorrenziali con la società. Puoi approfondire il patto tra soci nel nostro articolo dedicato: Patto di non concorrenza per soci Come tutelarsi? Serve introdurre un patto parasociale o una clausola nello statuto. Questo accordo deve: Essere scritto e sottoscritto. Rispettare i limiti previsti dall’art. 2596 c.c.: zona, attività, durata (max 5 anni). Non richiede per forza un corrispettivo economico.   FAQ | Patto di non concorrenza Chi deve pagare il corrispettivo nel patto di non concorrenza? Nel caso dei lavoratori subordinati, è sempre il datore di lavoro. Per freelance e soci, non è sempre previsto un compenso. Qual è il corrispettivo minimo per un patto di non concorrenza? La legge non stabilisce un minimo legale, ma i tribunali hanno spesso dichiarato nullo il patto quando il corrispettivo era irrisorio (ad esempio meno del 10% dell’ultima RAL). Per garantire validità, è buona prassi prevedere almeno il 20-30% della retribuzione annua come importo complessivo. Il patto di non concorrenza è obbligatorio? No, è sempre frutto di un accordo tra le parti. Nessuno può essere costretto a firmarlo. Quanto può durare il patto di non concorrenza? Dipende dalla categoria: Lavoratori subordinati: max 3 anni (5 per i dirigenti) Freelance, amministratori e soci: max 5 anni Cosa succede se non è previsto un compenso? Il patto è nullo solo per i lavoratori dipendenti. Per autonomi, amministratori e soci è comunque valido. Quanto dev'essere pagato un patto di non concorrenza? Non esiste una cifra fissa prevista dalla legge. Tuttavia, per essere valido, il compenso deve essere adeguato e proporzionato al sacrificio richiesto. In genere, la giurisprudenza considera adeguato un importo pari almeno al 15-30% della retribuzione annua del lavoratore, da corrispondere mensilmente o in un’unica soluzione alla cessazione del rapporto. Hai bisogno di consulenza legale per il tuo patto di non concorrenza? Contattaci ora
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